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Canto del ritorno

09/09/2011

“Mi raccomando a te, Vera, fai in modo che sia campo.”

Sono partita con questo monito per la testa, ma per me non aveva molto senso.

Diciamola tutta, sono partita. Sì, perché avevo deciso di non farlo più; c’è voluta una bella lavata di capo, domenica 14 agosto, da parte del caro don A per farmi cambiare idea.

Sveliamo l’arcano, non è che stessi troppo bene, anzi, la persona che aveva le mie sembianze era profondamente turbata. Al mio posto c’era una ragazza delusa dalle persone, dalle relazioni interpersonali; una ragazza che, sebbene avesse rivoluzionato diversi aspetti della sua vita per inseguire finalmente le proprie inclinazioni, non ce la faceva ad “arrivare” nonostante i molteplici sforzi.

Ecco, ero in una tempesta che incominciava ad assorbirmi completamente.

19 agosto, ore 4:00 del mattino. I diciotto giovani di AC prendono il volo verso Madrid. Arrivo, sorpresa! Scopriamo di non avere più né alloggio, né pass per i trasporti e i buoni pasto. Spendiamo l’intera giornata per cercare di risolvere la situazione.

Ore 19:00, prima grande prova dell’Amore di Dio. Un volto umano, Filippo e Valentina. Lei tra i responsabili lì a Casa Italia. Lui amico di lei ed entrambi membri di AC. Lei gli illustra la nostra situazione. Lui ci porta dove alloggiava la diocesi di Anagni Alatri, perché stringersi non sarebbe stato un problema. Ho abbracciato quel ragazzo senza rendermene conto, ed era lo stesso tipo che avevo visto correre e ridere per Madrid con la testa dipinta di mille colori; il matto che non avrei pagato un soldo è invece colui che non mi conosce, ma non mi abbandona.

20 agosto, Cuatro Vientos tra viaggio e permanenza. Volti tanti, i ragazzi di MSC che con gioia mi hanno illustrato il loro cammino, Tommaso di Gorga che si è gemellato con Boville, ma i nomi sarebbero un’infinità perché c’erano anche Lorenzo, Sabrina, Damiano, un altro Filippo, veramente tante persone. La Vera cupa e triste guarda dall’esterno una Vera che corre e conosce altre realtà, ride e balla, prega e canta e non la riconosce.

Seconda prova dell’Amore di Dio. Dopo una giornata rovente, la sera, durante la veglia, diluvia e tira un vento fortissimo. Non dura che pochissimo tempo e soprattutto non piove durante la notte. La “gioventù del papa” non si ferma, e con una vitalità inspiegabile continua la festa per tutta la notte.

21 agosto, messa e ritorno agli alloggi. Esperienza totale dell’Amore di Dio. Il papa dice alla Vera triste (che non capisce quasi una parola di spagnolo, ma addirittura quella mattina riesce a prendere appunti dell’omelia) che la fede è forza che sostiene e allegria che non abbandona, e che questa allegria va comunicata. Benedetto dice sempre alla Vera delusa dalle persone che non si può seguire Cristo in solitario, perché la fede in Lui si applica attraverso quella nei fratelli.

Dopo la celebrazione eucaristica arriva Vera, quella che parla ora. Un uragano inizia a girare tutti i settori della spianata. Si fa firmare la bandiera italiana da chiunque non conosce, che viene dai paesi più disparati e con cui comunica anche a gesti se necessario, perché in quei due giorni, si è sentita finalmente famiglia, ha compreso la gioia dell’essere comunità perché ne ha fatto esperienza piena per la prima volta! Questa Vera cambia la sua maglia con una ragazza del Portogallo, solo perché, non sapendo comunicare, le ha sorriso per tutta la permanenza sulla spianata. Questa Vera ha fatto cose incredibili ed insensate per più, anche per i suoi stessi compagni di viaggio, ma ha trovato una motivazione e una spinta per ogni passo compiuto, ha preferito solo tenerle nel cuore.

Se qualcuno vi dicesse che due giorni di GMG sono pochi, non credetegli più di tanto, perché se vi mettete con il cuore in ascolto basteranno. Ho pianto tutti i giorni della mia permanenza a Madrid, ma sono tornata con il cuore nuovo, sereno, in pace; sono tornata con fede e speranza più radicate in me. Ho provato una spinta d’amore che non saprei descrivere, perché non sono partita con uno stato mentale favorevole, eppure mi sono ritrovata ad aprirmi agli altri, a parlare con chiunque, a stringere amicizie e a raccontare di me come solo i bambini sanno fare.

Sebbene all’inizio non avessi compreso il significato di fare della GMG un campo, mi ritrovo ad essere io stessa campo per me e gli altri, perché mi sono lasciata travolgere dagli eventi e dalle persone.

Ho fatto esperienza forte dell’Amore di Dio, che è famiglia e comunità di uomini. Sono partita priva di aspettative per non incappare nel rischio di rimanere delusa, eppure mi ritrovo nuova, una sindrome Costa Crociera al contrario, perché per me “la vacanza e il divertimento” iniziano ora, con il rientro, e sono pieni di gioia che non muore. Il tempo a disposizione magari è stato poco, ma la qualità degli eventi non è stimabile.

Firmes en la fe è ormai sigillo sul mio cuore, pensavo di non avere niente e

d invece ho trovato il tesoro nel campo.

Vera

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