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L’Italia dei capoLAVORI – Documento programmatico

11/03/2013

FESTA DI SAN GIUSEPPE 2013 “L’Italia dei capoLAVORI”

 

DOCUMENTO PROGRAMMATICO

L’impresa è una comunità di persone all’interno della quale ogni lavoratore diventa soggetto ed insieme strumento originalissimo del bene comune, grazie alla propria carica umana e professionale, al dono del sapere risolvere i problemi ed ottimizzare l’uso delle risorse e delle conoscenze, alla sua capacità di creare lavoro. È la forma più tipica attraverso la quale l’uomo trasforma, produce e scambia: realizzare ricchezza, generare profitto e creare lavoro è un impegno etico essenziale, la cui valenza sociale deve essere valorizzata ed esaltata.

L’uomo, per mezzo del proprio lavoro, modifica le cose e la società, ma perfeziona se stesso in un processo di sviluppo che, se è ben compreso e valorizzato, vale più delle ricchezze esteriori che si possono accumulare[1]. A tale sviluppo concorre principalmente il processo educativo. La vita si presenta come una costruzione che richiede dedizione, pazienza, tempo, elaborazione di coscienza, di conoscenza e di competenza, di capacità di decisione e di scelta. Educare è introdurre alla vita, accompagnare a entrare nel mondo per imparare a starci umanamente[2].

L’ambiente di lavoro sia realmente a misura d’uomo, e l’uomo possa apprezzarlo come un prolungamento della propria famiglia. Il lavoro aiuti ad essere più uomo; e, con l’impegno di tutti, si possa raggiungere la costruzione di una nuova società e di un mondo nuovo, nella piena attuazione della giustizia, della libertà e della pace[3] Il lavoro che è una delle caratteristiche che distinguono l’uomo dal resto delle creature, …porta su di sé un particolare segno dell’uomo e dell’umanità, il segno di una persona operante in una comunità di persone; e questo segno determina la sua qualifica interiore e costituisce, in un certo senso, la stessa sua natura [4].

La centralità dell’impresa come “comunità di persone che lavorano”, postula allora la necessità di generare nuove forme relazionali intrise di fraternità[5], vere e proprie alleanze tra i lavoratori capaci di coniugare insieme sussidiarietà e solidarietà, in modo da poter valorizzare appieno il tratto relazionale e sociale che qualifica l’essere e l’agire umano. Implica, ancora, una vera sensibilizzazione, una grande alleanza che coinvolga le istituzioni, la scuola, i sindacati, il mondo imprenditoriale e la comunità ecclesiale: è l’imprescindibile premessa per tracciare linee di sviluppo, condividendone gli intenti e mettendo in campo, ognuno per quanto di propria competenza le rispettive capacità e risorse. L’obiettivo è porre al centro le persone e costruire attorno ad esse prospettive capaci di offrire risposte di ampio respiro e non solo rispondenti al bisogno del singolo o del momento.

Radicare le Feste di San Giuseppe nei territori, consente al Movimento Lavoratori ed all’Azione Cattolica tutta di aprire i luoghi di lavoro alla festività e di abitarli dal loro interno, rinsaldando i legami profondi che legano tra loro i lavoratori, al di là dei rispettivi ruoli, e rivitalizzando il significato della loro appartenenza alle proprie realtà.

San Giuseppe festeggiato negli ambienti di lavoro è anche l’occasione per sperimentare alleanze vere con la comunità civile ed ecclesiale, con i soggetti che fanno impresa e con gli stessi modelli imprenditoriali. Valorizzata dalla dislocazione territoriale nelle regioni, la Festa consente ai Lavoratori ed all’Azione Cattolica di mettere a tema una pluralità di dimensioni professionali e di scoprire, in ogni realtà, la possibilità di nuove alleanze o l’occasione per rinsaldare rapporti già consolidati, con l’obiettivo dichiarato di tracciare linee di sviluppo.

Incentrare le feste di San Giuseppe su comunità ed impresa ci consente di rimarcare la nostra attenzione per il territorio, inteso sia nel senso della presenza sia nel nostro essere movimento d’ambiente, chiamato ad abitare i luoghi di lavoro per stare accanto ai lavoratori. Le imprese italiane si radicano nel territorio, che è il luogo dell’identità e della comunità locale, della coscienza di abitare un luogo ed appartenervi. È il luogo dei saperi antichi e delle nuove professionalità, che diventano capitale tecnico ed umano quanto e più se accompagnati dall’autenticità delle relazioni tra i lavoratori. Il Movimento vuole abitare i luoghi di lavoro per stare accanto a tutte queste realtà.

Da ultimo, individuare anche nella famiglia il destinatario delle Feste colloca l’iniziativa nel profondo solco tracciato dalla storia delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani, che nel prossimo settembre 2013, a Torino, saranno proprio dedicate al lavoro ed alla famiglia. In un momento in cui più che mai si avverte l’esigenza di rivalutare il senso della Domenica come giorno del Signore e della Famiglia, la proposta del Movimento Lavoratori consente ai genitori ed i loro figli di vivere il giorno del proprio riposo e della festa nei luoghi di lavoro, idealmente travolgendo ogni separazione ed anzi unendo tra sé i “due cerchi di valori – uno congiunto al lavoro, l’altro conseguente al carattere familiare della vita umana – che devono unirsi tra sé correttamente e correttamente permearsi”.[6] (LE, 10)


[1] Cf. PAOLO VI, Disc. al Corpo diplomatico, 7 genn. 1965: AAS 57 (1965), p. 232

[2] Mons. CROCIATA, La sfida dell’educazione alla fede Clero di Bari, 15 giugno 2012 consultabile su http://www.arcidiocesibaribitonto.it/pubblicazioni/articoli-on-line/la-sfida-delleducazione-alla-fede

[3] GIOVANNI PAOLO II, Discorso ai lavoratori, marzo 1981.

[4] Cfr. Compendio della dottrina sociale della Chiesa, Introduzione, 25 ottobre 2004 consultabile su http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html

[6] GIOVANNI PAOLO II, Lettera Enciclica Laborem Exercens 14 settembre 1981 consultabile su http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens_it.html

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